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	<title>MAX CORBACHO[Max Corbacho has been creating Ambient Atmospheric – Electronic Music for over two decades, combining spiraling, synth-driven drifting harmonies with breathing, timeless soundscapes.][Ambient Atmospheric – Electronic Music - Soundscapes - Space Music]</title>
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	<description>Max Corbacho has been creating Ambient Atmospheric - Space Music for almost two decades, combining drifting harmonies with timeless electronic soundscapes.</description>
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		<title>THE OCEAN INSIDE &#8211; Review by Percorsi Musicali</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 08:27:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando Brian Eno ebbe l&#8217;intuizione dell&#8217;ambient music, le idee si indirizzarono dapprima verso gli spazi definiti (aeroporti, stazioni, etc.) ma furono probabilmente i musicisti ambient statunitensi ad espandere il concetto dello spazio da «ricoprire» facendolo passare da uno ampio ma comunque con dei confini, ad uno vastissimo che non poteva non riguardare gli elementi fondamentali ... <a title="THE OCEAN INSIDE &#8211; Review by Percorsi Musicali" class="read-more" href="https://maxcorbacho.com/the-ocean-inside-review-by-percorsi-musicali/" aria-label="Leer más sobre THE OCEAN INSIDE &#8211; Review by Percorsi Musicali">Leer más</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://maxcorbacho.bandcamp.com/album/the-ocean-inside-double-album" title="BUY" target="_self" rel="noopener"><img decoding="async" class=" alignleft size-full wp-image-318" style="margin: 10px; float: left;" src="https://maxcorbacho.com/wp-content/uploads/1970/01/the-ocean-inside.jpg" alt="The Ocean Inside - Max Corbacho" height="181" width="200" /></a><span></span></h4>
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<div style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">
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<div><span class="userContent"><span class="text_exposed_show">Quando Brian Eno ebbe l&#8217;intuizione dell&#8217;ambient music, le idee si indirizzarono dapprima verso gli spazi definiti (aeroporti, stazioni, etc.) ma furono probabilmente i musicisti ambient statunitensi ad espandere il concetto dello spazio da «ricoprire» facendolo passare da uno ampio ma comunque con dei confini, ad uno vastissimo che non poteva non riguardare gli elementi fondamentali della nostra natura. L&#8217;oceano era uno di quegli spazi che pur non avendo il requisito infinitesimo del cosmo, era comunque una delle forze più espanse della terra. Su quest&#8217;argomento la musica ha sempre avuto un riferimento, ma solo l&#8217;ambient music si prestava ad una descrizione sensitiva più verosimile della realtà sonora: al di là dello sfruttamento ricevuto come musica di riflessione e relax e dell&#8217;ambiguità suscitata dall&#8217;argomento, versioni «serie» che poggiassero sulla considerazione che si potesse simulare un&#8217;esplorazione delle profondità oceaniche non ne vennero fatte poi molte. Uno dei tentativi più riusciti che io ricordo di entrare nella imprescrutabilità delle acque profonde è stato quello profuso da Robert Carty in «Oceanic Space» che strutturò un&#8217;intero album dedicato all&#8217;argomento (con una lunga traccia «concreta» in cui si raccolgono suoni marini), ma è indubbio che moltissimi musicisti, anche fuori dal genere ambient, si siano avvicinati al tema (in forma non organizzata) conservando la loro prospettiva stilistica. </span></span></div>
<div><span class="userContent"><span class="text_exposed_show">La recentissima pubblicazione di <b>Max Corbacho</b> rientra in quello sforzo musicale teso ad una completa compenetrazione dell&#8217;ambiente di viaggio sotto il mare che mira non solo ad una semplice simulazione sonora che faccia godere l&#8217;ascoltatore di momenti rilassati di benessere ricostruiti con un «drone» sintetico, ma che faccia rivivere un nuovo senso del viaggio sottomarino, che cerca di catturare l&#8217;animo «biologico» delle acque e dei suoi abissi, risultato ottenuto attraverso un lavoro musicale pazientoso tendente all&#8217;abbinamento delle due preposizioni «increspature dell&#8217;oceano»/»sfaccettature del suono». «<b>The ocean inside</b>» ci fa perdere la memoria del tempo come in un buon film di fantascienza, e attraverso le sue minime e calcolate variazioni, è un colossal sugli effetti pseudo-psicologici provocati da un attento ascolto delle turbe marine: correnti che suscitano idee, spazi di mare inperlustrati che evocano ricordi; sembra di assistere ad un documentario in cui chi prende la parola è il soggetto che si racconta, che sembra allontanare il desiderio di spiegare abusi e soprusi degli uomini e dichiara la propria funzione, ne riconosce la propria importanza e lancia messaggi di spiritualità. E&#8217; incredibile come tutto questo possa essere fatto da un uomo con un semplice sintetizzatore. <span style="color: red;"></span><br /> </span></span></div>
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<div style="position: absolute; left: -40px; top: -25px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;" data-mce-bogus="1" class="mcePaste" id="_mcePaste">Quando Brian Eno ebbe l&#8217;intuizione dell&#8217;ambient music, le idee si indirizzarono dapprima verso gli spazi definiti (aeroporti, stazioni, etc.) ma furono probabilmente i musicisti ambient statunitensi ad espandere il concetto dello spazio da «ricoprire» facendolo passare da uno ampio ma comunque con dei confini, ad uno vastissimo che non poteva non riguardare gli elementi fondamentali della nostra natura. L&#8217;oceano era uno di quegli spazi che pur non avendo il requisito infinitesimo del cosmo, era comunque una delle forze più espanse della terra. Su quest&#8217;argomento la musica ha sempre avuto un riferimento, ma solo l&#8217;ambient music si prestava ad una descrizione sensitiva più verosimile della realtà sonora: al di là dello sfruttamento ricevuto come musica di riflessione e relax e dell&#8217;ambiguità suscitata dall&#8217;argomento, versioni «serie» che poggiassero sulla considerazione che si potesse simulare un&#8217;esplorazione delle profondità oceaniche non ne vennero fatte poi molte. Uno dei tentativi più riusciti che io ricordo di entrare nella imprescrutabilità delle acque profonde è stato quello profuso da Robert Carty in «Oceanic Space» che strutturò un&#8217;intero album dedicato all&#8217;argomento (con una lunga traccia «concreta» in cui si raccolgono suoni marini), ma è indubbio che moltissimi musicisti, anche fuori dal genere ambient, si siano avvicinati al tema (in forma non organizzata) conservando la loro prospettiva stilistica. La recentissima pubblicazione di <b>Max Corbacho</b> rientra in quello sforzo musicale teso ad una completa compenetrazione dell&#8217;ambiente di viaggio sotto il mare che mira non solo ad una semplice simulazione sonora che faccia godere l&#8217;ascoltatore di momenti rilassati di benessere ricostruiti con un «drone» sintetico, ma che faccia rivivere un nuovo senso del viaggio sottomarino, che cerca di catturare l&#8217;animo «biologico» delle acque e dei suoi abissi, risultato ottenuto attraverso un lavoro musicale pazientoso tendente all&#8217;abbinamento delle due preposizioni «increspature dell&#8217;oceano»/»sfaccettature del suono». «<b>The ocean inside</b>» ci fa perdere la memoria del tempo come in un buon film di fantascienza, e attraverso le sue minime e calcolate variazioni, è un colossal sugli effetti pseudo-psicologici provocati da un attento ascolto delle turbe marine: correnti che suscitano idee, spazi di mare inperlustrati che evocano ricordi; sembra di assistere ad un documentario in cui chi prende la parola è il soggetto che si racconta, che sembra allontanare il desiderio di spiegare abusi e soprusi degli uomini e dichiara la propria funzione, ne riconosce la propria importanza e lancia messaggi di spiritualità. E&#8217; incredibile come tutto questo possa essere fatto da un uomo con un semplice sintetizzatore.</div>
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		<title>THE OCEAN INSIDE &#8211; Review by Ondarock</title>
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					<description><![CDATA[Se c&#8217;è un musicista, nella scena odierna, che ha saputo donare nuovo vigore alle forme più tradizionali e quiete dell&#8217;ambient music, questo è sicuramente il catalano Max Corbacho. Nato e cresciuto a Barcellona, è forse il più talentuoso fra gli esponenti della generazione post-californiana, che prende dall&#8217;opera di gente come Steve Roach, Michael Stearns, Kevin ... <a title="THE OCEAN INSIDE &#8211; Review by Ondarock" class="read-more" href="https://maxcorbacho.com/the-ocean-inside-review-by-ondarock/" aria-label="Leer más sobre THE OCEAN INSIDE &#8211; Review by Ondarock">Leer más</a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://maxcorbacho.bandcamp.com/album/the-ocean-inside-double-album" title="BUY" target="_self" rel="noopener"><img decoding="async" class=" alignleft size-full wp-image-318" style="margin: 10px; float: left;" src="https://maxcorbacho.com/wp-content/uploads/1970/01/the-ocean-inside.jpg" alt="The Ocean Inside - Max Corbacho" height="181" width="200" /></a><span></span></h4>
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<div><span class="userContent"><span class="userContent"><span class="text_exposed_show"><span style="color: red;"></span></span></span></span> </p>
<p>Se c&#8217;è un musicista, nella scena odierna, che ha saputo donare nuovo vigore alle forme più tradizionali e quiete dell&#8217;ambient music, questo è sicuramente il catalano Max Corbacho. Nato e cresciuto a Barcellona, è forse il più talentuoso fra gli esponenti della generazione post-californiana, che prende dall&#8217;opera di gente come <a href="http://www.ondarock.it/altrisuoni/steveroach.htm" target="_self" rel="noopener">Steve Roach</a>, Michael Stearns, Kevin Braheny e Thom Brennan le sue coordinate basiche.</p>
<p> <span class="userContent"><span class="userContent"><span class="text_exposed_show"><span style="color: red;"></span></span></span></span> </p>
<p>“<span lang="en">The Ocean Inside” è il nono lavoro da solista per il compositore – alla cui opera vanno aggiunti due lavori in collaborazione con l&#8217;amico Bruno Sanfilippo – noncé, per la prima volta, di un doppio. Si tratta probabilmente del vertice espressivo di una carriera rappresentabile oggi come una parabola ascendente, che sembrava aver già raggiunto un apice insormontabile con “Ars Lucis” del 2009, uno dei dischi ambient più belli del decennio trascorso. Se allora lo sfondo era quello di una chiesa colorata e maestosa, in un incontro fra l&#8217;arcano e il rituale, oggi lo scenario è fra i più classici del genere: l&#8217;oceano, esplorato musicalmente nelle sue profondità.</span></p>
<p> <span class="userContent"><span class="userContent"><span class="text_exposed_show"><span style="color: red;"></span></span></span></span> </p>
<p>È quindi forse il più remoto e affascinante universo della natura a finire nel mirino di Corbacho, che imbastisce la più “terrena” fra le traversate ambientali. Il blu della copertina riflette l&#8217;umore di un disco compassato nello stile ma variopinto nei cambi d&#8217;umore, che gioca con una quantità impressionante di impercettibili sfumature. Mai nessuno era riuscito prima a trasporre in musica l&#8217;ambiente acquatico in maniera tanto accurata senza avvalersi del minimo campionamento: Corbacho ne riproduce ogni minimo dettaglio, e abbina a questi un inedito macroinsieme di percezioni provenienti dall&#8217;esperienza sensibile ed emotiva.</p>
<p> <span class="userContent"><span class="userContent"><span class="text_exposed_show"><span style="color: red;"></span></span></span></span> </p>
<p>Si può così passare dalle correnti calde di “The Endless Flame” al cuore malinconico di “Nest Of Tempests”, senza tralasciare l&#8217;incontro con la luce di “Surface Of Thoughts”, lo sguardo vivido di “Web Of Eyes” e i riverberi malinconici di “Tidal Memory”. Nel complesso, tutto il primo disco è da intendersi come cronaca della discesa nell&#8217;abisso, conclusa nell&#8217;enigmatico abbraccio di “Towards The Bottomless Sea”, mezz&#8217;ora attraverso un mare senza fondo. Nel secondo disco è idealmente rappresentata la risalita, in un processo inverso al precedente: “Shoreless Ocean” e la sua breve introduzione “Dive In” riprendono una forma misteriosa di stasi apparente, riproducendo con fedeltà e un incredibile forza espressiva un&#8217;immersione totale. L&#8217;equilibrio fra silenzio e note di synth si abbraccia al costante fluire dello sfondo, che riprende vita negli spruzzi funambolici del quarto d&#8217;ora di “Awaken Inside”. In “Deep Blue Home” la malinconia torna d&#8217;attualità, sotto forma di note sospese su aperture oniriche, fino al ritorno sulla terra di “Islandless Expanse”. In chiusura, “Deeper Into The Ocean” funge quasi da riassunto, riprendendo a turno i colori degli altri brani e mescolandoli in un mix da imprimere nella memoria.</p>
<p> <span class="userContent"><span class="userContent"><span class="text_exposed_show"><span style="color: red;"></span></span></span></span> </p>
<p>Max Corbacho si conferma il più abile fra gli eredi dei corrieri californiani, nonché l&#8217;attuale miglior nome della scena più tradizionale dell&#8217;ambient music. La sua è una musica incentrata sul sentimento, che non si limita a descrivere e dipingere un ambiente, ma arriva a riprodurre le sensazioni e le percezioni provate a contatto con lo stesso. Un oceano che si può sì contemplare, ma nel quale, finalmente, ci si può anche immergere, per esplorarlo o lasciarsi trasportare. Un oceano, infine, nel quale speriamo di poter rimanere immersi il più a lungo possibile.</p>
<p> <span class="userContent"><span class="userContent"><span class="text_exposed_show"><span style="color: red;"></span></span></span></span> </p>
<p style="margin: 15px 0px 0px;">(21/01/2013)</p>
<p> <span class="userContent"><span class="text_exposed_show"><span style="color: red;"></span><br /> </span></span></div>
</p></div>
<p> <span></span></div>
</p></div>
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